IDILIO

VINSANTO TOSCANO

C’era una volta…
Iniziano così tutte le favole che si rispettino e per me scrivere di questo nettare è un po’
come raccontare di aneddoti trascorsi.

Vendemmia 1994…i biondi grappoli di Trebbiano e Malvasia dopo la raccolta vengono
messi ad appassire su graticci. In cantina alcuni caratelli, vecchi di trent’anni, contenenti la
“madre” del Vin Santo, dono del vecchio Gino, il fattore che in passato aveva vissuto nella
nostra azienda, aspettano.
In Gennaio la torchiatura, l. 8 di vino per kg. 100 d’uva. Il mosto ricco di zuccheri e la
Madre vengono messi nei caratelli chiusi con del cemento. In una stanza sensibile all’andamento climatico stagionale fermentazioni si alternano a periodi di affinamento.
Trascorsi alcuni anni, il rito dell’apertura, la curiosità era tanta… “Come sarà?”…si diceva.
Per anni quasi dimenticato in cantina, come vuole la tradizione, ora il nostro passito tornava alla luce. Con lo scalpello viene rimosso il cemento, poi il tappo…un po’ di vino viene
messo in un bicchiere e…”E’ buono!”.
Al naso dolce di miele, mandarino candito e albicocca matura, biscotto al burro e muschio. Grasso e denso, al gusto risulta vivo per la giusta vena acida.
Via via vengono svinati tutti i caratelli ed il vino trasferito in una cisterna d’acciaio sino
all’imbottigliamento avvenuto nel 2010.
Nell’etichetta il profilo e la firma del mio nonno paterno ‘Idilio’
Natascia

Podere La Cappella

IDILIO

VINSANTO TOSCANO

C’era una volta…
Iniziano così tutte le favole che si rispettino e per me scrivere di questo nettare è un po’
come raccontare di aneddoti trascorsi.

Vendemmia 1994…i biondi grappoli di Trebbiano e Malvasia dopo la raccolta vengono
messi ad appassire su graticci. In cantina alcuni caratelli, vecchi di trent’anni, contenenti la
“madre” del Vin Santo, dono del vecchio Gino, il fattore che in passato aveva vissuto nella
nostra azienda, aspettano.
In Gennaio la torchiatura, l. 8 di vino per kg. 100 d’uva. Il mosto ricco di zuccheri e la
Madre vengono messi nei caratelli chiusi con del cemento. In una stanza sensibile all’andamento climatico stagionale fermentazioni si alternano a periodi di affinamento.
Trascorsi alcuni anni, il rito dell’apertura, la curiosità era tanta… “Come sarà?”…si diceva.
Per anni quasi dimenticato in cantina, come vuole la tradizione, ora il nostro passito tornava alla luce. Con lo scalpello viene rimosso il cemento, poi il tappo…un po’ di vino viene
messo in un bicchiere e…”E’ buono!”.
Al naso dolce di miele, mandarino candito e albicocca matura, biscotto al burro e muschio. Grasso e denso, al gusto risulta vivo per la giusta vena acida.
Via via vengono svinati tutti i caratelli ed il vino trasferito in una cisterna d’acciaio sino
all’imbottigliamento avvenuto nel 2010.
Nell’etichetta il profilo e la firma del mio nonno paterno ‘Idilio’
Natascia